I numeri italiani della ludopatia non sono opzionali per chi scommette
Per anni ho scritto di scommesse senza dedicare spazio adeguato a questo tema. Era un errore. I numeri della ludopatia in Italia non sono dettagli da nota a piè di pagina, ma elementi centrali del contesto in cui si gioca. Chi scommette su F1 — o su qualunque altro sport — fa parte di un mercato che produce profitti enormi ma anche un costo sociale rilevante.
I dati più aggiornati indicano che il mercato italiano del gioco d’azzardo conta circa 4,5 milioni di giocatori online attivi, di cui 1,5 milioni con un profilo problematico. È un rapporto di un giocatore su tre con segnali di rischio elevato. Una proporzione che non si trova in nessun altro settore di consumo legale e che merita attenzione individuale, non solo regolatoria.
Chi sta leggendo queste righe probabilmente è uno scommettitore consapevole, almeno nelle intenzioni. Ma la consapevolezza individuale non basta da sola. Servono strumenti, riferimenti, conoscenza dei segnali di allerta. Servono i numeri, anche quelli scomodi, soprattutto quando si parla di minori e di giovani adulti coinvolti.
Il quadro normativo italiano è uno dei più articolati in Europa. Esistono strumenti di autoesclusione, canali di aiuto telefonico, obblighi per gli operatori di investire nella prevenzione. Conoscerli non è solo una questione di responsabilità: è anche un modo per usarli quando se ne ha bisogno, in prima persona o per chi ci sta vicino.
La definizione ISS di disturbo da gioco d’azzardo
L’Istituto Superiore di Sanità è l’ente tecnico-scientifico di riferimento per la sanità pubblica italiana. La sua definizione di disturbo da gioco d’azzardo è la base medica e normativa su cui si costruiscono gli interventi di prevenzione e cura nel Paese.
La definizione recita: “Il disturbo da gioco d’azzardo è un comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi, classificato nel 2013 dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) come dipendenza comportamentale.”
Tre parole chiave meritano attenzione. Persistente: non è un episodio isolato, ma un comportamento che si ripete nel tempo. Ricorrente: torna nonostante i tentativi di controllarlo o smettere. Compromissione: produce conseguenze concrete sulla vita personale, familiare, lavorativa o finanziaria.
La classificazione del 2013 da parte del DSM-5 ha rappresentato un cambio di paradigma scientifico. Per la prima volta, una dipendenza non collegata a sostanze chimiche è stata equiparata a livello diagnostico alle dipendenze tradizionali. Il gioco d’azzardo problematico ha gli stessi meccanismi neurobiologici di altre dipendenze comportamentali, come dimostrato da studi di neuroimaging che evidenziano attivazioni cerebrali simili.
I criteri diagnostici DSM-5 includono nove indicatori, fra cui la necessità di puntate sempre più alte per ottenere lo stesso piacere, l’inquietudine al tentativo di ridurre il gioco, le bugie sui propri comportamenti di gioco, la compromissione di relazioni o opportunità lavorative. Almeno quattro criteri presenti per dodici mesi indicano un quadro clinicamente significativo.
Sapere cosa indica la classificazione clinica non serve per autodiagnosticarsi, ma per riconoscere segnali che possono richiedere un confronto con un professionista. Il limite fra scommessa ricreativa e disturbo non è una linea netta, è un gradiente che va monitorato nel tempo.
I dati ESPAD: 53% degli studenti, 800.000 minori
ESPAD Italia è il progetto di ricerca epidemiologica sul consumo di sostanze e comportamenti a rischio nella popolazione studentesca italiana 15-19 anni. È condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e produce dati annuali che orientano le politiche di prevenzione.
I dati ESPAD 2023 hanno fotografato un panorama preoccupante. Il 53% degli studenti italiani fra 15 e 19 anni ha dichiarato di aver praticato gioco d’azzardo nell’ultimo anno. Considerando la popolazione di riferimento, questo si traduce in circa 800.000 minorenni coinvolti in attività di gioco d’azzardo, nonostante la legge vieti loro l’accesso ai prodotti regolamentati.
Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari dell’Istituto di Fisiologia Clinica CNR di Pisa, ha sintetizzato il fenomeno: “Nel 2023 hanno giocato d’azzardo 270.000 studenti di cui 150.000 sono minorenni e solo al 28% di loro è stato impedito di giocare in quanto minorenni, per esempio dai gestori dei bar o delle sale slot. I giocatori a rischio e quelli con un profilo problematico praticano in misura tripla il gioco d’azzardo online, rispetto ai giocatori non a rischio.”
I dati ESPAD distinguono fra gioco occasionale, gioco a rischio e profilo problematico. La fascia “a rischio” e quella “problematica” tra gli studenti sono salite negli ultimi anni, soprattutto fra i 17-19 anni. La diffusione del gioco online è uno dei fattori che amplificano il fenomeno, perché abbassa le barriere all’accesso e nasconde meglio il comportamento alla famiglia.
Le scommesse sportive, inclusa la F1, sono uno dei segmenti di crescita più rapida fra i minori. La televisione mostra gare e finali con sponsor di scommesse, gli amici condividono giocate, le app di chat veicolano consigli e schedine. Il contesto digitale rende le scommesse “normali” per i giovani in modo che la generazione precedente non aveva sperimentato.
Per chi è genitore, conoscere questi dati è il primo passo. Per chi è scommettitore adulto, è un richiamo a non condividere giocate con minori, a non normalizzare comportamenti che restano formalmente vietati alla loro età, a riconoscere che il proprio comportamento ha effetti di esempio.
Il telefono verde 800 558822 e altri canali di aiuto
Il telefono verde dell’Istituto Superiore di Sanità per il gioco d’azzardo problematico è 800 558822. È gratuito, anonimo, attivo dal lunedì al venerdì in fasce orarie indicate sul sito ufficiale dell’ISS. È il punto di accesso principale al sistema nazionale di aiuto.
L’operatore al telefono non è un giudice, è un professionista formato all’ascolto e all’orientamento. La conversazione può essere richiesta da chi gioca, da un familiare, da un amico preoccupato. Non c’è obbligo di fornire dati personali, anche se può essere utile in casi di emergenza per indirizzare a strutture territoriali specifiche.
Oltre al telefono verde, il Sistema Sanitario Nazionale offre servizi territoriali specializzati nelle ASL. I Servizi di Dipendenze (SerD) trattano le dipendenze comportamentali oltre a quelle da sostanze, e includono percorsi terapeutici dedicati al gioco problematico. L’accesso è gratuito, su richiesta del cittadino o tramite il medico di base.
Esistono anche associazioni private del terzo settore con servizi di supporto, fra cui gruppi di mutuo aiuto basati sul modello dei Giocatori Anonimi. Sono percorsi complementari a quello clinico, utili per la dimensione comunitaria che il solo trattamento individuale non sempre offre.
Sul fronte digitale, alcune app di prevenzione integrate con i bookmaker ADM permettono di impostare limiti di deposito personalizzati, autoesclusione temporanea, monitoraggio del comportamento di gioco. Sono strumenti tecnici complementari, non sostitutivi del supporto umano in caso di problema strutturato.
Il punto critico è il riconoscimento. Molti giocatori con profilo problematico non si percepiscono come tali, almeno nelle prime fasi. La compressione del problema nel “tanto smetto quando voglio” è uno dei sintomi più resistenti alla consapevolezza. In questi casi spesso è il familiare a chiamare prima del giocatore.
Autoesclusione: come funziona il Registro Unico
Il Registro Unico Autoesclusioni è uno strumento gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che permette al giocatore di escludersi volontariamente da tutti i siti di gioco a distanza regolarmente concessionari in Italia. È una misura forte, perché si applica trasversalmente a tutti gli operatori ADM, non al singolo bookmaker.
L’iscrizione si richiede tramite il portale ADM o presso uno dei punti di contatto autorizzati. La procedura richiede l’identità SPID o equivalente, perché il blocco deve essere associato all’identità digitale per essere effettivo. Una volta iscritti, gli operatori sono tenuti a impedire l’apertura di conti di gioco o l’accesso ai conti esistenti.
La durata dell’autoesclusione è scelta dal giocatore. Le opzioni standard prevedono periodi di sei mesi, un anno, oppure a tempo indeterminato. Una volta scaduto il periodo richiesto, il giocatore può chiedere la rimozione dal registro, ma esiste un periodo di carenza che impedisce la riattivazione immediata. È una salvaguardia contro i ripensamenti emotivi nei momenti di crisi.
L’autoesclusione a tempo indeterminato è una scelta importante. Non significa “per sempre” in senso assoluto, perché può essere revocata su richiesta dopo periodi successivi di riflessione. Significa che non c’è una data di scadenza automatica e che la richiesta di ritorno al gioco deve essere esplicita.
L’efficacia del Registro Unico è elevata sui siti regolamentari ADM, che sono obbligati ad applicarla. Resta il rischio dei siti non concessionari o esteri, che sfuggono al sistema. Per questo l’autoesclusione va sempre accompagnata da altre misure: rimozione delle app, blocco delle notifiche, supporto psicologico parallelo.
Per chi si avvicina al betting in modo consapevole, conoscere il Registro Unico è una forma di prevenzione, non una previsione di problemi. Sapere che esiste lo strumento, sapere come si attiva, rende la sua eventuale attivazione una decisione tecnica e non un atto disperato. In parallelo, conviene capire i meccanismi economici di base che rendono il gioco un’attività strutturalmente sfavorevole per il consumatore, come analizzato in payout online vs fisico, 94,4% contro 73%.
